martedì 10 marzo 2009

"Atipici nelle P.A.,vederci chiaro"

10/3/2009
"Atipici nelle P.A.,vederci chiaro"
Brunetta a Tgcom:"Faremo luce"


Nel consueto appuntamento del martedì, il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, intervistato dal direttore di Tgcom Paolo Liguori, ha parlato dei lavoratori atipici nel settore pubblico. "Faremo luce sui contratti a termine, per vedere se sono necessari, questi rapporti non devono per forza trasformarsi a tempo indeterminato", ha detto. "Censiremo le situazioni per capire se ci può essere una spinta clientelare", ha aggiunto.
Nella quinta chiacchierata di "Brunetta 2.0", l'ormai consueta rubrica del martedì del Tgcom, il ministro si è soffermato su diversi spunti proposti dai lettori con le loro domande. Ha iniziato proprio con il lavoro atipico negli enti pubblici finendo poi per parlare anche di piano casa, età pensionalbile delle donne e stipendi dei parlamentari.

"Non chiamateli precari!"
"Nella Pubblica amministrazione esistono lavoratori atipici e flessibili assimilabili a quelli del settore privato, ma non chiamateli precari", ha esordito Brunetta rispondendo alla domanda sul censimento che il suo ministero vuole fare proprio su questa categoria. "Stiamo cercando di capire la natura di questi contratti a termine per ruoli specifici, la loro necessità", ha aggiunto. E ancora: "Secondo il sindacalismo estremo questi rapporti devono per forza diventare a tempo indeterminato, ma non è detto, se appunto la loro stagionalità è legata a un compito da svolgere in un lasso di tempo preciso".

"Ora cercheremo di capire quanti sono, cosa fanno questi lavoratori e per quanto tempo, non vorrei che per colpa di alcuni di loro, i vincitori di concorso siano rimasti spiazzati e senza lavoro, anche perché temo che un po' di questa gente lavori con 'chiamata diretta' figlia di un brutto rapporto clientelare", ha detto ancora il ministro.
Brunetta ha aggiunto che il censimento è partito, sarà aggiornato settimana dopo settimana e durerà un mese. "Io non voglio licenziare nessuno, voglio che la P.A. funzioni perché il pubblico non rappresenta un ammortizzatore sociale, voglio mantenere i lavoratori atipici 'seri' e allo stesso tempo garantire chi deve essere garantito".

L'assegno di disoccupazione ai co.co.pro
Rispondendo a una specifica domanda di un lettore, il ministro ha affermato di stare pensando a delle misure per dare una mano ai co.co.pro rimasti senza lavoro. "Sulla carta -ha affermato- si tratta di lavoratori autonomi e come tali non hanno diritto a un assegno di disoccupazione. Di fatto in molti casi è finto lavoro autonomo perché il committente è uno e si configura una sorta di rapporto di dipendenza. Stiamo pensando a un ammortizzatore sociale per questa categoria che comprende circa 150mila persone, ma non è facile".

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