giovedì 15 maggio 2008

Intervento dell'on.Simone Baldelli sul voto di fiducia della Camera dei Deputati al Governo Berlusconi

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, credo che il mio sarà l'ultimo intervento in questo dibattito ampio, serio ed approfondito sulla fiducia al quarto Governo Berlusconi. Nel corso di questa mattinata il Presidente del Consiglio ha illustrato a grandi linee il progetto politico che sta alla base di questo Governo e che ispirerà l'azione politica di questo Governo.
Si tratta di un progetto politico che condividiamo assieme ad alcune riflessioni che riteniamo opportuno svolgere in questa sede. Il Presidente Berlusconi sa bene quante aspettative ci siano nei confronti di questo Governo e coglie perfettamente quale sia il clima di possibile cambiamento che si registra in questo Paese, di quante attese si faccia carico chi guida, in questo momento, l'Esecutivo e quanta sia la responsabilità sulle spalle del Presidente del Consiglio, dei ministri, dei sottosegretari e, per contro, anche di noi che rappresentiamo la maggioranza parlamentare.
Un Paese in grande difficoltà, con grande voglia di cambiare, di crescere e quindi si ragiona di competitività e di crescita, di aiuto ai più deboli, di famiglie che non riescono a raggiungere la fine del mese ed in questo senso credo che sia strategico, in un momento in cui parallelamente a questa risposta concreta si parla ai cittadini di grandi riforme, mettere in campo alcune discussioni che possono far confrontare maggioranza e opposizione. Ciò non soltanto sul tema delle riforme istituzionali e costituzionali e non soltanto sui Regolamenti parlamentari dove pure è evidente che il salto di qualità, rappresentato anche dall'interpretazione vigorosa, forte e politica di questa legge elettorale è stato un salto di qualità rispetto alla regola scritta ed anche la composizione di questo Parlamento, di fatto, supera alcuni incagli regolamentari. Credo, però, che si debba recuperare il tempo perduto sulla grande riforma della pubblica amministrazione, da un lato, e sulle politiche di welfare, le politiche sociali, dall'altro.
Mercato del lavoro e pensioni sono due facce della stessa medaglia. L'incarico del Ministro Sacconi, in questo senso, sarà importante.
Purtroppo abbiamo dei ritardi da dover colmare: abbiamo visto incagliarsi l'azione di Governo sull'abolizione dello scalone; abbiamo visto mettere le mani nei conti previdenziali della gestione separata dell'INPS, nelle tasche dei cosiddetti precari del lavoro privato; abbiamo visto bloccare meccanismi di scala mobile per le pensioni più alte dei dirigenti; abbiamo visto una visione del sistema del lavoro a nostro giudizio sbagliata, forse per una maggioranza costretta a certe scelte da una sinistra antagonista che oggi non è più in questo Parlamento. Abbiamo però visto aumentare i contributi per i lavori flessibili, per l'artigianato, con un presupposto che non condividiamo, cioè quello di dire: facciamo costare di più il mercato del lavoro flessibile in modo che non ci sia più l'incentivo alla flessibilità e che chi utilizza il lavoro flessibile possa utilizzare, invece, il lavoro stabile a tempo indeterminato. Sappiamo benissimo che questo è un assunto sbagliato, perché in realtà conduce chi vorrebbe utilizzare il lavoro flessibile al lavoro in nero, al sommerso, e non a un maggiore consolidamento delle posizioni professionali e contrattuali di coloro che, invece, in questo momento si trovano in condizioni di flessibilità.
C'è una grande sfida, anche di dialogo sociale con i sindacati. Credo che il Ministro Sacconi abbia l'esperienza e la caratura politica per intavolare un dialogo costruttivo, la riforma dei contratti, il progetto di detassazione della parte variabile e premiale del salario, la contrattazione di secondo livello.
C'è una grande possibilità e una grande occasione di affrontare i temi relativi al sociale e al lavoro; c'è una grande sfida, quella della riforma degli ammortizzatori sociali, cui dobbiamo guardare con grande interesse, sapendo che le forze datoriali, le forze sociali in rappresentanza dei lavoratori, tutti i cittadini in genere si aspettano molto da questo Governo.
Abbiamo un settore del pubblico impiego all'interno del quale bisogna riuscire a sancire quanto in tutto il mondo occidentale costituisce un principio acquisito, e che solo in Italia sembra una grande rivoluzione: poter pagare di più quanti lavorano di più, poter pagare di meno quanti lavorano di meno e poter licenziare chi in maniera sistematica, a lavorare, non ci va. Questo è un principio che, insieme a un certo modo di interpretare i rapporti industriali nel pubblico impiego, dobbiamo iniziare a considerare. Non possiamo più andare avanti a colpi di memorandum, dobbiamo cominciare a ragionare di meritocrazia, dobbiamo cominciare a pensare ad una maggiore efficienza di un sistema della pubblica amministrazione che, ce lo disse l'allora Ministro Nicolais, registrava 400 mila eccedenze già due anni fa, con tre milioni e 700 mila dipendenti pubblici.
Abbiamo 70 mila vincitori di concorso e 70 mila idonei che attendono risposte dallo Stato: anche a tale riguardo dobbiamo rivedere la politica delle cosiddette stabilizzazioni, dare risposte certe a coloro che sono «precari» nel pubblico impiego, ma smettere di fare quanto il precedente Governo ha fatto, forse convinto dalla parte sinistra dello schieramento: vale a dire, prendere in giro, illudere (e disilludere) tante persone, assunte a contratto a tempo determinato nel pubblico impiego, di potersi sistemare col posto fisso a vita, magari scavalcando chi ha vinto un concorso. Servono regole certe, rispetto della Costituzione, riduzione del contenzioso. Credo che al riguardo la meritocrazia possa essere una grande ricetta da applicare; in questo senso, avranno il loro da fare il Ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, il Ministro per le politiche giovanili Giorgia Meloni. Sono grandi sfide che interessano le nuove generazioni.
Abbiamo un Parlamento in cui per fortuna chi ha condiviso le teorie e le proposte di Marco Biagi può ragionare a testa alta di un progetto comune. Dobbiamo dialogare con la parte riformista del centrosinistra su progetti concreti, su impegni concreti, su azioni concrete sociali, politiche ed economiche. Abbiamo un Parlamento dove c'è una sinistra socialista e riformista, un centrodestra popolare ed europeo. Credo che la levatura di Berlusconi nel discorso di oggi sia stata dimostrata da un approccio da statista, da uomo politico maturo, da uomo che crede nel dialogo e nella collaborazione di maggioranza e opposizione per un Paese finalmente democratico, in cui si riesca a rimboccarsi le maniche, a lavorare insieme, a dare risposte ai tanti cittadini che da questo Governo e da questo Parlamento risposte si attendono.

Tratto da XVI LEGISLATURA - Resoconto stenografico dell'Assemblea, Seduta n. 4 di martedì 13 maggio 2008

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